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L'ingresso in Diocesi   versione testuale





 
 

CECINA PIAZZA GUERRAZZI       DOMENICA    15 luglio    2007 o. 15.00

SALUTO ALLE AUTORITÀ

Rev.mo  Don Pietro, Egr. Sig. Sindaco, Carissimi sacerdoti, religiosi e religiose, Autorità civili e militari, Delegati dell’Azione Cattolica e Rappresentanti Scouts, Fratelli e Figli carissimi: Grazie.
Grazie delle parole gentili che mi avete rivolto e della accoglienza che  mi avete riservato. Grazie perché mi avete atteso e siete venuti ad incontrarmi in questo pomeriggio domenicale così pieno di sole.
Da qui, da questa piazza inizio il mio cammino come vescovo di Volterra. Inizio dalla parte più giovane della Diocesi, quella che è protesa non solo verso il mare, ma verso sviluppi successivi e forse meno ancorata al passato. Sono contento di questo incontro: lo prendo come auspicio del mio ministero e come immagine di una Chiesa che non vuole invecchiare.
Dice la Costituzione conciliare della Chiesa nel mondo: “È dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ogni generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto” (n 4).
Anche se di fronte al mondo deve conservare le distanze della estraneità (1Pt 2,11), la Chiesa ha l’obbligo di prestare al mondo il suo servizio, non fosse altro che per rendere onore a Dio, che ci vuole impegnati e non estraniati nel nostro contesto sociale. In ogni momento il Signore può chiedere a noi come a Caino:  Dov’è Abele, tuo fratello? Che ne hai fatto? (Gn 4,9). Noi non siamo cittadini del mondo, pur essendo nel mondo: questo fatto  ci rende radicalmente e autenticamente liberi, svincolati da ogni legame che potrebbe asservirci. Quindi non c’è spazio per nessuna adesione acritica a ideologie o mode culturali, per nessun cedimento alle eventuali pretese di leggi che volessero violare la libertà delle nostre coscienze, le quali in ogni caso sono chiamate a difendere la dignità dell’uomo. Ma nel nostro mondo  si svolge la nostra vita e si esercita la nostra fedeltà al Vangelo, senza fuggire da quelle responsabilità storiche che ci fanno partecipi di una comune cittadinanza, con doveri e diritti, da assolvere e da rivendicare, senza lasciarci emarginare e senza emarginarci da soli.
Né di fronte al mondo né di fronte alle altre religioni il cristiano deve sentirsi impaurito, incerto, preoccupato; al contrario, deve ritrovare la propria identità di seguace di Cristo, deve ritrovare la certezza che lo Spirito Santo gli è stato donato e agisce in lui allargando gli spazi del suo cuore e della sua mente, così da far trasparire il Vangelo, il mistero di salvezza offerto a tutti gli uomini. Non vogliamo persuadere nessuno, ma solo raccontare l’indicibile amore del Padre che si comunica all’umanità assetata come inesauribile sorgente di vita.
La storia della Chiesa testimonia che essa, quanto più si è sentita estranea al mondo, tanto più è riuscita a influire sul mondo e a plasmare efficacemente il mondo. Infatti, nel rendere questo servizio al mondo la Chiesa non può confidare nella propria saggezza e capacità. Dio solo può concederle il successo. Le buone opere della Chiesa provengono da lui. Egli porta a termine ogni successo nel giorno della sua visita, che si rinnova sempre. È lui che converte, non le fatiche apostoliche della Chiesa. È lui che dà al momento giusto la conoscenza della fede e la forza della conversione.
Avremo modo di incontrarci,  di conoscerci meglio, di collaborare per il bene della Chiesa e della Società.
Grazie.

L’Ingresso in Volterra

Domenica 15 luglio, il Vescovo ALBERTO SILVANI ha fatto  il suo ingresso in Diocesi, giungendo da Avenza, nella Parrocchia del Duomo di Cecina, dove è stato accolto alle ore 15 dai Parroci e dalle autorità locali. Dopo i saluti il Vescovo ha salutato le anziane ospiti presso la Casa di riposo “Istituto Jacopini”. Quindi è partito per Volterra. Alle ore 17 presso la chiesa di Sant’Agostino, dopo una sosta per la preghiera, si è mosso il corteo storico verso la Piazza dei Priori. Qui il saluto del Sindaco e la risposta del Vescovo.  Alle 18 la Santa Messa nella Basilica Cattedrale, con la quale il Vescovo Alberto ha dato  inizio solenne al suo ministero nella Chiesa Volterrana.

 

Una bella giornata estiva, limpida e tersa ha aiutato la diocesi di Volterra ad accogliere nel modo migliore il suo nuovo pastore: Alberto Silvani del clero della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli. Il primo benvenuto gli è stato rivolto dai cecinesi accorsi molto numerosi all’appuntamento in piazza del duomo dove c’è stato uno scambio di saluti tra il Vescovo, il vicario foraneo e il sindaco, seguito dalla visita all’istituto Jacopini in cui mons Silvani ha voluto salutare una ad una tutte la anziane ospiti. Successivamente è partito alla volta di Volterra ricevuto dall’affetto di tante persone arrivate da tutte le zone della diocesi e dalla “sua” lunigiana; non era difficile riconoscere la provenienza dai volti: curiosi e allegri quelli dei volterrani, velati dalla malinconia del distacco quelli dei suoi conterranei. Dopo una prima sosta nella chiesa di Sant’Agostino, in Piazza dei Priori si sono svolti i saluti ufficiali, preceduti da una colorata e magistrale degli sbandieratori locali. Il Sindaco Gabellieri ha presentato Volterra dal punto di vista civile e sociale sottolineando due aspetti: la volontà da parte delle istituzioni a continuare a lavorare in dialogo e collaborazione con la chiesa e la premura verso la realtà del carcere nel quale, insieme all’espiazione della pena, si cerca di recuperare le persone attraverso la scuola e il teatro. Il Vescovo ha risposto più che con un saluto con un messaggio in cui ha evidenziato l’urgenza di recuperare la dimensione religiosa in una società che tende ad assumere come unico valore quello della “merce”, di ciò che appaga immediatamente tagliando le ali ai sogni e ai progetti. Il momento più emozionante e significativo è stata la concebrazione  in una gremitissima cattedrale. l’Amministratore diocesano ha presentato la diocesi chiedendo al nuovo pastore di aiutare ogni persona ad incontrare Gesù Cristo perché, come diceva Giovanni Paolo secondo, la salvezza non si trova nelle strategie o nei piani pastorali ma nell’incontro con Lui. La lettura della bolla di nomina ha ufficializzato la presa di possesso del Vescovo che, nell’omelia ha percorso un brano della lettera di San Paolo ai colossesi per sottolineare la partecipazione di ogni cristiano alla dimensione sacerdotale, regale e profetica di Cristo e la personale responsabilità a comunicarla ad ogni uomo. Nella seconda parte il Vangelo ha fatto da sottofondo alla sua riflessione in cui ha espresso la premura di ciascuno a farsi prossimo di tutti. Lui stesso ha detto di non essere arrivato con programmi pastorali precostituiti ma con la ferma volontà di farsi prossimo attraverso la lettura e la meditazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti ed il soccorso agli ultimi ascoltando i bisogni e le attese.
 

VOLTERRA CATTEDRALE                                    DOMENICA  15 luglio  2007, o. 18.00

OMELIA IN OCCASIONE DELL’INIZIO DEL MINISTERO EPISCOPALE

Dt 30, 10-14: Questa parola è molto vicina a te, perché tu la metta in pratica.

Sal 68: Il Signore è vicino a chi lo cerca.

Col 1,15-20: Per mezzo di lui e in vista di lui tutte le cose sono state create.

Lc 10,25-37: Chi è il mio prossimo?

Eccellenze reverendissime, carissimi Presbiteri e Diaconi, Seminaristi, Religiosi e Religiose, Autorità civili e militari, Rappresentanti delle Contrade, Paesani ed ex-Parrocchiani, Fratelli e Sorelle eletti da Dio:  grazie della vostra presenza.

Nella liturgia che ci è stata proclamata abbiamo ascoltato che “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui… con il sangue della sua croce ha rappacificato le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Co 1,15.20). Con queste poche parole san Paolo riassume la storia della Salvezza, dalla creazione alla redenzione. Queste frasi della Lettera ai Colossesi si completano con le altre della Lettera agi Efesini: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo… e ci ha fatto conoscere il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose” (Ef 1,5).

Il primo gesto compiuto da Dio è quello di chiamare all’esistenza l’universo in vista di lui, cioè di Cristo. Con la sua parola Dio pone in atto una vocazione alla vita per tutte le cose. Nulla è dovuto al caso, nulla è lasciato al caos. Tutto ciò che esiste, esiste perché chiamato per nome da Dio Padre e predisposto in vista del Signore Gesù (Cf Gn 1.2; Sl 33,6-9; 148,5-6; Is 40,26; 48,13; Am 9,6; Bar 3,33.35; Sp 11, 24s; Rm 4,17). Tutta la creazione ha nel Signore Gesù l’essere e la stessa ragione del suo esistere. “Tutte le cose sussistono in lui” (Co 1,17; Cf Sp 1,7; 11,24). La creazione per se stessa canta le lodi di Dio ed è un libro capace di rivelare all’uomo l’esistenza di Dio e i suoi attributi. (Cf Sl 19,2-5; Sir 43,2; Sp 13,1-5; Rm 1,19-21; At 14,15-17).

All’interno di questa vocazione racchiusa nella creazione, l’uomo ha un posto particolare per la sua vocazione e per la sua missione. Egli infatti è chiamato ad essere e ad esercitare una identità con Dio (Gn 1,26-28; 2,7), ad essere collaboratore di Dio in rapporto al creato (Gn 2,8.15; Sl 8,5-7), ad essere suo interlocutore (Sir 17,1-11), e soprattutto ad essere con Dio protagonista del proprio destino (Gn 2,16-17). La volontà di Dio riguardo alla vocazione integrale dell’uomo, da realizzarsi in Cristo e nella Chiesa, è personale ed esiste da sempre. Dall’eternità ogni persona è stata oggetto dell’amore di Dio. Il piano di Dio riguardo all’uomo è unico e immutabile (Ef 1,4-7). Dio non fa scarti.

Mediante la redenzione operata da Cristo, Dio ha liberato gratuitamente gli uomini dal potere delle tenebre e li ha trasferiti nel Regno del suo figlio diletto (Co 1,13; At 26,18), ha stipulato con essi una nuova ed eterna alleanza (Eb 8,6-13), ha fatto di tutti i battezzati un popolo sacerdotale, profetico e regale (1Pt 2,9; Ap 1,6; 5,10; 20,6). L’esercizio dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale consente ai singoli cristiani e all’insieme della comunità cristiana di vivere a lode di Dio (e questo è il ministero sacerdotale), di proclamare nel mondo le grandi opere compiute da Dio nella storia della salvezza (e questo è il ministero profetico), e di perseverare nella libertà dei figli di Dio (cioè svolgere l’ufficio regale).

Ogni vocazione individuale nasce dal ruolo specifico che ciascuna persona, in ragione del “dono” di Dio, è chiamata a svolgere nella Chiesa e nel mondo, per l’edificazione del Regno di Dio e del Corpo mistico di Cristo. La vocazione individuale è in funzione della vocazione collettiva: riguarda cioè la chiamata da parte di Dio di alcuni individui i quali si rendono disponibili per fare una particolare esperienza con Cristo, del quale condividono la vita; davanti agli uomini diventano messaggeri di lui,  e  per la collettività sono i promotori dell’alleanza. Aiutare tutti a scoprire il valore e il significato della vita, a perseverare nella fede e nell’alleanza, a vivere davanti a Dio e agli uomini in modo sacerdotale profetico e regale: questa è la funzione di ogni speciale consacrazione, e del vescovo in modo particolare.

Anche oggi tante persone si interrogano sulla propria vocazione, sul senso della vita, su cosa debbono fare, come possono spendere per il meglio le loro energie ed il loro tempo. A volte interpellano anche noi cristiani come l’esperto della Legge interpellava Gesù: Che debbo fare per ereditare la vita eterna? (Lc 10,25). Ma anche quando non siamo interpellati direttamente, da noi cristiani è attesa comunque una risposta. Ed allora la nostra risposta non può essere diversa da quella di Gesù, il quale con un esempio dimostra chi è il prossimo da amare. Il dottore della legge si era posto su un piedistallo con l’idea di dover aiutare gli altri: Chi è il mio prossimo? (Lc 10,29). La risposta di Gesù capovolge il problema: il prossimo non è colui che è incappato nei briganti, ma il samaritano che gli ha usato misericordia. L’invito di Gesù è dunque: Va’, e anche tu sii un buon samaritano. Cioè: non chiederti chi è il tuo prossimo, ma tu diventa il prossimo, sull’esempio del Signore Gesù, che si  fatto il prossimo di tutta l’umanità. “Egli viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito, e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza” (Liturgia eucaristica).

Gesù si fa prossimo chiedendo di essere accolto: si avvicina alla Samaritana per farle dono della fede, ma si presenta come colui che ha bisogno di essere aiutato: Dammi da bere (Gv 4,7). Si presenta a Zaccheo come colui che ha bisogno: Oggi devo fermarmi a casa tua (Lc 19,5). Si mette all’ultimo posto, identificandosi con la persona bisognosa di essere aiutata: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (Mt 25,40). Il prossimo non è solo l’altro da aiutare, ma anche colui che aiuta. Ci ricorda sant’Agostino che “nella casa del giusto anche coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano. Non comandano per cupidigia di dominio, ma per dovere di provvedere, non nell’orgoglio di primeggiare, ma per amore di provvedere” (De Civitate Dei, XIX, 14).

Vengo chiedendo di essere accolto: insieme diventeremo prossimi gli uni per altri.

Qualcuno mi ha chiesto di conoscere e far conoscere il mio programma pastorale. Non ho nessun programma pastorale, se non quello che è compito di tutti i cristiani: leggere e meditare la Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura, rendere grazie e gloria a Dio con le celebrazioni liturgiche e con tutta la nostra esistenza, soccorrere chi è nel bisogno spirituale e materiale, metterci in ascolto di quello che lo Spirito suggerisce alla nostra Chiesa (Ap 2,7). Le persone che incontriamo, gli avvenimenti lieti o tristi che ci accadono, sono i sacramenti della volontà di Dio. Lo Spirito soffia dall’alto e dal basso: san Benedetto nella Regola dice che è compito soltanto dell’abate decidere, ma l’abate prima di decidere deve ascoltare tutti, perché spesso il Signore manifesta ciò che è meglio fare alle persone più semplici, a quelli che sono gli ultimi della terra (III,3).

Sarà curata in maniera particolare la collaborazione con i presbiteri, perché sono essi che sostengono la fatica quotidiana di lavorare nella vigna del Signore, e sono gli artefici principali della nuova evangelizzazione.

“Il Signore che guida il suo popolo con la soavità e la forza del suo amore, doni lo spirito di sapienza a coloro che ha posto maestri e guide nella Chiesa, perché il progresso dei fedeli sia la gioia eterna dei pastori” (Liturgia della festa di san Gregorio M.).