Ordinazione episcopale

L’Ordinazione episcopale (29 Giugno 2007)

La Bolla Papale

Benedetto Vescovo Servo dei Servi di Dio
Al diletto figlio Alberto Silvani, del clero della diocesi di Massa Carrara – Pontremoli, e in quella diocesi proposto della parrocchia di San Pietro Apostolo nella città di Avenza, vescovo eletto di Volterra: salute e apostolica benedizione.
Esercitando il gravissimo incarico di supremo Pastore della Chiesa, ci sforziamo di provvedere con sollecita diligenza al bene di tutto il gregge del Signore, con l’aiuto benevolo di Dio.
Siccome è nostro compito provvedere alla diocesi di Volterra, illustre sede episcopale della Toscana, vacante dopo che il Venerabile Fratello Mansueto Bianchi è stato trasferito alla sede di Pistoia, riteniamo che tu, figlio diletto, fornito di provate capacità ed esperto della vita della Chiesa, sia degno di esserne a capo.
Sentito dunque il parere della Congregazione  per i Vescovi, con la Nostra Apostolica autorità ti nominiamo VESCOVO DI VOLTERRA, con tutti gli obblighi e i diritti.
Permettiamo che tu riceva l’ordinazione fuori della città di Roma da qualunque Vescovo cattolico, purché siano osservate le norme liturgiche. Prima farai la professione di fede cattolica ed emetterai il giuramento di fedeltà verso di Noi ed i Nostri Successori secondo la consuetudine e la prescrizione del Codice di Diritto Canonico.
Inoltre diamo mandato di informare di queste lettere il clero e il popolo della stessa diocesi; li esortiamo ad accoglierti volentieri e a sostenerti con il dovuto ossequio.
Su di te infine, diletto figlio, per l’intercessione di san Lino Papa e di sant’Alberto Magno, per la protezione della Vergine Maria, ripiena dello Spirito Paraclito, invochiamo i doni con i quali brillando possa esercitare la funzione di Vescovo, in modo tale che i fedeli a te affidati siano assidui alla mensa della parola di Dio e del pane eucaristico, forti nella fede, lieti nella speranza e soprattutto solleciti nella carità, che è la madre e regina di tutte le virtù.
La pace di Cristo sia sempre con te e con la comunità ecclesiale di Volterra, che fin dall’antichità è strettamente unita a questa sede del beato Pietro ed anche carissima ai Romani Pontefici e a Noi.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il giorno 8 Maggio dell’anno 2007, terzo del Nostro Pontificato.

Benedetto pp. XVI

Marcello Rossetti, protonot. Apost.

L’omelia di mons. Binini

ordinazione episcopale di Mons Alberto Silvani nella cattedrale di Pontremoli

29 GIUGNO 2007

Mi riesce difficile oggi nascondere la mia commozione. Stiamo vivendo un  momento e stiamo celebrando un atto che é generativo per Chiesa e nella Chiesa. Dal Vescovo passa il Sacerdozio di Cristo ai ministri ordinati e ai fedeli. Senza sacerdozio la Chiesa letteralmente non esiste!
Non mi stupisce che la s Sede sia particolarmente attenta e forse anche preoccupata delle ordinazioni episcopali fatte senza il mandato del Papa in Cina. La insistente richiesta dei vescovi ordinati nella chiesa nazionalista  cinese, di essere riconosciuti,  forse dice del loro tanto soffrire e del loro amore alla loro Chiesa perseguitata da anni e a rischio di estinzione.
Le letture di oggi ci invitano ad aprirci all’umiltà per allargare il cuore alla carità fraterna e al servizio.
La stoppa che usavano bruciare davanti agli occhi del Papa appena eletto non era una minaccia ma un programma di vita: “sic transit gloria mundi”.
Per chi tende a vedere nell’episcopato una esaltazione io suggerisco di guardare al martirio dell’umiltà e del servizio a cui é chiamato ogni vescovo
La carità e l’umiltà sono la via per preservare l’unità nella Chiesa. Solo nell’unità la ricchezza dei carismi dono dello Spirito produce frutti di vita eterna. Lo sfondo é la comunità cristiana (Rm 12,4-6) “un corpo solo”. Per questo Paolo insiste (Rm 12,10.16) “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”
Noi siamo chiamati ad essere umili perché riconosciamo la realtà di noi stessi, ma lo siamo anche e soprattutto perché conoscendo Dio, si manifesta il nostro nulla. (Is 6,5) “un uomo dalle labbra impure io sono” (Lc 5,8) Pietro sul lago di Tiberiade “allontanati da me che sono peccatore”. Maria “guardò l’umiltà della sua serva”.
Nella lettera ai Filippesi (2,2-5) Paolo ci dice: ”Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”
Essere come Gesù che (Fil 2,8) umiliò sé stesso. Il vero fondamento dell’umiltà non é più solo la sana ragione, non é la filosofia né la convenienza, ma la persona di Gesù.
Da opera dell’uomo l’umiltà diventa opera di Dio che l’uomo deve ricopiare. Non tanto un’opera da compiere ma un’opera da imitare. Dio non spinge all’umiltà ma attrae all’umiltà. Così Lui ha scelto di essere. Non ci può essere altra strada. (Mt 11,29) “imparate da me che sono mite e umile di cuore”.
E ancora nella lettera ai Filippesi: “Senza cercare il proprio interesse ma quello degli altri”. L’umiltà come servizio. Tutti riconosciamo di avere qualcosa da farci perdonare. Gesù no. (Gv 8,46) “chi di voi può convincermi di peccato? “Dove stà dunque l’umiltà di Gesù? E di riflesso dove stà la nostra umiltà NON nell’essere piccoli o nel sentirsi piccoli (uno può essere piccolo e non essere umile) MA nel farsi piccoli. Diventare piccoli
Dio non é piccolo, non si sente piccolo, ma si fa piccolo per amore. (2Cor 8,9) “Da ricco che era si é fatto povero per noi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”. I Padri usano la parola “synkatàbasis” = condiscendenza, abbassarsi, scendere…. Quando Dio crea il mondo scende, quando si incarna scende….
Farsi piccoli per amore, per innalzare gli altri.Gesù per noi ha annientato sé stesso. s Francesco dirà “Tu sei umiltà”. Non é uno scendere occasionale ma per sempre. Gesù si fece piccolo quando si fece carne liberamente e lo fece in modo stabile…. fino in fondo.
Questa é la vera grandezza la vera magnanimità. Uno non rinuncia a “primeggiare”, a fare cose grandi (“grandi cose ha fatto in me l’onnipotente”) MA cambia il modo: NON più a spese degli altri dominandoli MA a vantaggio degli altri. (Mc 9,35) “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mt 20,28) “Come il figlio dell’uomo che non é venuto per essere servito ma per servire”.
Quello dell’umiltà é un esercizio che si fa in comunità: non cercare il proprio interesse ma quello degli altri, non cercare di compiacere sé stessi ma il prossimo…..mettere gli altri al di sopra di sé.
L’umiltà custodisce i carismi. Come in un solo corpo abbiamo molte membra e ciascuna vive della vita delle altre…..così nella Chiesa. Il rischio é di appropriarsene o di bruciarsi gonfiandosi di ciò che non é se non un dono. L’umiltà evita questo rischio e permette a questo tesoro di grazie di circolare dentro la Chiesa senza disperdersi o marcire.  (2Cor 4,7) Ricordiamocelo: abbiamo questo tesoro in vasi di creta.
I tanti carismi custodiscono e ci mantengono nell’umiltà.  Se abbiamo doni diversi vuol dire che nessuno di noi può avere tutti i doni. Ognuno di noi non é il tutto.  Esercitando un ministero o ricoprendo una carica, uno si accorge che senza gli altri, senza il resto del corpo sarebbe un nulla. Ciascuno di noi ha bisogno degli altri per essere sé stesso, non solo per essere utile al resto del corpo.
C’é di più (s Ag in Jo 32,8) “Se tu ami l’unità, tutto ciò che in essa é posseduto da qualcuno, lo possiedi anche tu! Bandisci l’invidia e sarà tuo ciò che é mio, e se io bandisco l’invidia, é mio ciò che possiedi tu”.
“Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete riposo per le vostre anime”, dice Gesù nel Vangelo. E’ un invito caldo e affettuoso rivolto a ciascuno di noi.
Caro don Alberto, mi é venuto spontaneo di ricordare questo segreto spirituale che noi già abbiamo sperimentato vivo e accattivante in Te e che certamente Ti guiderà e renderà fecondo negli anni a venire il tuo ministero episcopale che io Ti auguro ricco di buone opere e, se il Signore vorrà, anche di soddisfazioni.

+ Eugenio Binini, vescovo

Pontremoli,  29 giugno 2007 – Solennità dei Ss. Pietro e Paolo

RINGRAZIAMENTO dopo ORDINAZIONE di S.E. Mons. Alberto Silvani

Signor Cardinale,
Eccellenze reverendissime,
Carissimi sacerdoti e diaconi e seminaristi, religiosi e religiose,
Autorità civili e militari,
Fratelli e Sorelle benedetti da Dio.
Grazie. Grazie del vostro affetto, della vostra comprensione, del vostro incoraggiamento, del sostegno e di tutto quanto
avete fatto in questi giorni per me. La vostra benevolenza del tutto gratuita è segno della bontà di Dio che è ricco di
misericordia e grande nell’amore.
Chiedo venia per aver provocato tutto questo trambusto, con dispendio di energie, di tempo e di risorse economiche.
Non l’ho fatto apposta, non è dipeso da me.
In realtà me ne vado con dispiacere. Mi dispiace lasciare il vescovo ed i confratelli, le nostre parrocchie ed il nostro
liceo, le varie attività avviate. Il nuovo incarico mi mette apprensione, ma l’accoglienza calorosa ricevuta fin dal primo
giorno, sia da parte del clero di Volterra, sia da parte dei confratelli vescovi, mi incoraggia nella nuova missione. Il
Signore, che promette il centuplo in tutti i sensi e non si lascia vincere in generosità, mi darà l’aiuto necessario.
Non troveremo certamente le situazioni ideali fin che siamo su questa terra. L’età dell’oro esiste solo nelle favole dei
poeti ed è collocata all’inizio della storia. La realtà che viviamo sarà sempre imperfetta, fino alla manifestazione della
gloria finale. La nostra vita di cristiani non è vita di calcolo, ma di fiducia in Dio. La paralisi della paura di fronte alle
difficoltà è sempre dietro l’angolo; solo guardando in alto e fidandoci del Signore vinciamo le nostre paure.
Diceva il presidente della C.E.I. mons. Angelo Bagnasco nella prolusione del 21 maggio scorso: “La spinta a
identificarsi in Gesù Cristo sollecita e sostiene in noi Vescovi il desiderio di una continua purificazione a livello
personale come in ambito comunitario. Le nostre Chiese hanno in Gesù Cristo il loro unico, concreto ed efficace punti
di riferimento. Concentrati in Lui, siamo obbedienti alla sua Parola e alla tradizione che questa ha suscitato lungo il
tempo, per cui accettiamo di buon grado di essere a nostra volta segno di contraddizione: il discepoli infatti non è di più
del maestro” (Mt 10,24).
A ciascuno di noi Gesù dice: Lascia stare il lamento sui tempi difficili, lascia perdere le scuse che sono solo paraventi.
Come scriveva sant’Agostino: “Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, come mie, non
come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua; il mio dominio, non il tuo; il mio guadagno e non il tuo, per non essere
del numero di coloro che appartengono ai tempi difficili”.
Solo la gioia del Signore è la nostra forza, cioè la pace divina che riempie l’anima di gioia è l’unica roccaforte contro le
avversità della vita.
La devozione alla Vergine Assunta in cielo, che accomuna le cattedrali di Pontremoli e di Volterra, ci terrà uniti e ci
aiuterà nel cammino futuro.